La cultura conNeeTte

La cultura conNeeTte giovani in dialogo tra arte e impresa

La cultura CoNEETte: giovani in dialogo tra arte e impresa.

Neet, Not in Employment, Education and Training.

Un popolo di giovani ragazzi e ragazze che stanno sulla soglia dell’invisibilità, in un limbo con poche o nessuna finestra da cui guardare; una senza mobili all’interno né alcun panorama fuori.

Secondo le statistiche AnpalAgenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro, nel 2017 i Neet – Not in Employment, Educiation and Training in Italia, tra i 15 e i 29 anni, erano 2 milioni e 190 mila circa, pari al 24% dei giovani compresi in questa stessa fascia d’età.

Un’Italia che, dice Eurostat (2018), sul panorama europeo si pone al primo posto per numero di Neet, seguita da Grecia, Bulgaria e Romania. Un primato che non rende il nostro Bel, Bellissimo Paese particolarmente orgoglioso.

Tornando ai dati Anpal, constatiamo che la Provincia di Como non è immune al fenomeno: il 14,45% dei giovani tra i 15 e i 29 anni rientra nella grande ed eterogenea categoria dei Neet (2017). Una percentuale più bassa rispetto a tante altre Provincie d’Italia, ma che comunque parla chiaro riguardo l’estendersi e l’espandersi del fenomeno Neet, che non conosce confini naturali o artificiali, ma riguarda qualsiasi spazio di questo nostro tempo.

Ma chi sono i Neet? E’ difficile dirlo, perché la grande caratteristica comune di tutti i giovani raggruppati sotto questo neo-sostantivo è una sola: non essere impegnati e impiegati in alcun percorso di studio, formazione o lavoro. Il grande insieme dei Neet è dunque mutevole, eterogeneo, composto da tante personalità, percorsi e storie differenti. Tanti in cerca di un’occupazione, sempre più sfiduciati e persi tra le pieghe e le piaghe del complesso mercato del lavoro; tanti fuori, spesso con anticipo dal percorso di studi, senza più entusiasmo né ambizione sul futuro, proprio e comune.

Ancor più arduo è definire le cause che portano oggi milioni di giovani rinchiusi in casa senza lavoro e spesso, ancor più grave, senza passioni, hobbies e interessi. Noi decidiamo di rimanere su termini generici, parlando di una società liquida che perde con sempre più marcata nonché inquietante facilità i suoi pezzi più fragili, quelli non ancora costruiti e costituiti: i giovani, su tutti.

Ecco allora che nasce l’idea, per niente originale ma assolutamente essenziale, di recuperare quei pezzi, o almeno tentare di farlo; tappare i buchi del sistema della nostra Città e della nostra Provincia, per non lasciare andare quella parte preziosa della nostra società, i giovani.

Gli ingredienti ci sono tutti:

  • giovani senza occupazione e fuori dai percorsi di formazione, in tacita attesa di un nuovo sentiero da seguire;
  • una città bellissima, Como, con i suoi gioielli di rilevanza storico-artistica, che possono fare non solo da sfondo ma anche da collante per l’innescarsi di nuovi processi socio-culturali;
  • una rete di enti ed associazioni, tra cui scuole secondarie di secondo grado, che sono il primo vero bacino da cui i giovani passano, spesso scappano, a volte tornano.

Il Grand Tour 2.0 è questo: partire, innescare e contagiare, unendo le forze e mettendo al centro, non come oggetto bensì come soggetto, quelle parti che hanno bisogno di una rincorsa nuova.

I giovani sono tra i maggiori soggetti da (ri)attivare a Como, con una nuova proposta di iniziative “dal basso”: idee che arrivano dai giovani per i giovani, utilizzando come veicolo le scuole del territorio e la ricchezza imprenditoriale del nostro territorio, per creare nuove opportunità: sociali, culturali, artistiche, professionali.

La locomotiva è sui binari, pronta alla partenza.
I vagoni sono in preparazione.
Tra poco saremo in viaggio. Seguiteci.

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